L’esigenza di dotarsi della Certificazione nasce dalla considerazione che l’attività sportiva debba avere in primo luogo una funzione sociale, che miri alla crescita della persona in tutti i suoi aspetti peculiari: fisicità, intelligenza, affettività, spiritualità, corporeità, creatività, socialità, condivisione, ricerca di sé, crescita dell’autonomia responsabile, senso del limite, valore delle regole, auto-superamento e apertura a nuovi traguardi.Tutti coloroche sono quotidianamente a contatto con i ragazzi sono responsabili della loro crescita e principalmente della loro educazione, in quanto responsabili di ciò che quel ragazzo sarà da grande. Le famiglie in primis, ma anche gli insegnanti a scuola, gli allenatori/ istruttori che seguono i giovani nelle attività sportive pomeridiane e le società sportive da cui dipendono, sono coloro devono operare, non perdendo mai di vista la trasmissione dei principi etici e delle buone regole di comportamento.
L’etica non va applicata allo sport, perchè è già presente in esso, bisogna farla emergere e pubblicizzarla. La certificazione etica è uno strumento pensato per far prendere coscienza al singolo e alla comunità di questo tesoro nascosto nello sport, che deve divenire capitale etico a disposizione di tutti.
A tal fine, la federazione istituirà una commissione di tecnici composta da: psicologi, sociologi, esperti del comportamento infantile e adolescenziale, istruttori/allenatori, formatori, i quali terranno gli incontri formativi con gli istruttori/allenatori, ossia i formatori della scuola calcio.
Il Protocollo prevede
- Tavola rotonda iniziale, che mira a sensibilizzare tutti coloro che saranno parte integrante del progetto attraverso approfondimenti su:
- aspetti d’impegno reciproco con l’utenza (dirigenti, tecnici, famiglie) e con altre parti interessate (mass media, appassionati, etc.);
- aspetti organizzativi e attuativi interni relativi all’operato delle varie professionalità operanti in un’organizzazione sportiva;
- aspetti d’impegno reciproco con partners che favoriscano il dialogo con la scuola e la pubblica amministrazione.
Incontri con i dirigenti volti:
- a favorire il radicamento e l’assimilazione dei valori dello sport in chiunque pratichi attività sportiva, partendo proprio dai tecnici ai quali è demandata la responsabilità di un’adeguata formazione psico-fisica del bambino;
- a far sì che la società segua l’atleta nel processo formativo individuale, favorendo il suo percorso scolastico, affinché consegua un titolo di studio coerente con le sue capacità e attitudini e non trascuri la dimensione affettiva, cognitiva, corporea e spirituale oltre che quella agonistica;
- a fare in modo che la società promuova la cultura sportiva da un punto di vista sociale ed ambientale, applicandosi per sostenere nell’ambiente sportivo (comunità, tifoseria, relazioni, ecc.) l’affermarsi di una cultura espressiva dei valori civili e di coesione sociale.
Incontro con i tecnici affinché siano in grado di sensibilizzare i giovani atleti:
- al rispetto dell’avversario;
- alla cultura della vittoria così come della sconfitta;
- al rispetto verso i direttori di gara;
- al rifiuto contro ogni forma di violenza connessa allo sport;
- al rifiuto del doping, in quanto strumento che va a ledere la persona e l’attività sportiva;
- all’educazione alimentare idonea a chi pratica attività sportiva.
A tal proposito, i giovani atleti s’ impegnano:
- a vivere lo sport come un momento di gioia, di crescita di sé; di messa alla prova delle proprie capacità; di confronto positivo con gli altri, di solidarietà e di amicizia;
- ad assimilare e a rispettare le regole con lealtà, sia negli allenamenti che nelle competizioni;
- a seguire le indicazioni fornite dall’allenatore e ad accettare il ruolo attribuito e le consegne affidate;
- ad accettare serenamente il responso del campo, anche quando è sfavorevole;
- a rifiutare quindi la cultura del sospetto, in base alla quale se si perde è sempre colpa di qualcun altro, come accade ad esempio nei confronti dell’arbitro;
- quando i risultati non corrispondono alle proprie aspettative, a mettersi in discussione e quindi a fare autocritica, ad esempio attraverso un maggiore impegno negli allenamenti e un maggiore spirito di collaborazione in squadra;
- a dare continuità al proprio impegno, perché solo la pazienza e l’esercizio costante consentono di acquisire competenze e risultati significativi;
- a valorizzare e incoraggiare gli altri compagni di squadra: ognuno migliora se stesso perché gli altri migliorano.
Incontro con i genitori affinché s’impegnino:
- a considerare lo sport come via maestra per promuovere la salute e il benessere fisico e relazionale dei propri ragazzi;
- a sostenere e ad accompagnare il proprio figlio nella pratica sportiva, considerandola un momento importante, ma non esclusivo, della formazione di sé;
- a non assolutizzare tale impegno, riponendo in esso aspettative incongrue, quasi che il figlio sia necessariamente destinato a diventare un campione;
- a rispettare le indicazioni degli allenatori e dei dirigenti, senza sovrapporsi o addirittura sostituirsi impropriamente nel ruolo altrui;
- incoraggiare il proprio figlio e la sua squadra, senza per questo screditare e svalutare il gioco degli avversari (tifare per, mai contro!).
La realizzazione del secondo punto avviene in tre fasi:
- Introduzione e attuazione da programma
- Verifica dell’attuazione del programma
- Premiazione e consegna della certificazione